Solo di fronte alle sue imprese ho avuto il presentimento che non si trattava di staccare gli avversari, lui non faceva i distacchi e basta, lui creava il vuoto e se la distanza è colmabile perchè ha come riferimento l'avversario (per cui si reagisce , si attacca , si fa tattica), il vuoto ti annichilisce le capacità psichiche di reazione, ti arrende, non ha più a che fare con gli avversari ma diventa un fatto introspettivo(è il lasciar emergere la grandezza interiore finchè non diventa richiamo al vuoto). la fine della distanza e l'inizio del vuoto era il punto in cui finiva il fatto agonistico e iniziava il territorio dell' "agonia", dove solo lui si spingeva perchè lì si cammina sospesi su un filo sottilissimo. E se la pedalata non è metafisica ti fermi prima che inizia il filo e se non lo fai precipiti .Chi è disposto a danzare su un filo d'acciaio sospeso fra le torri gemelle, come fece il funambolo Philippe Petit nel 1974? Pantani lo vedo funambolo perchè la sua danza inizia a riempirsi di elettricità nei luoghi limite, dove la vita è un equilibrio al massimo della sua precarietà, un filo sul vuoto .
Faceva vedere da cosa è contornata la vita,il vuoto attorno al filo del funambolo. Questa visione gli levava il peso di dosso rendendolo danzatore in sospensione sul filo della vita . Solo lui ci saliva, gli altri stavano giù. Se non ce l'hai dentro il vuoto mette le vertigini.
"...Fisicamente il Ventoso è orrendo: calvo..il suo clima assoluto(è assai più un'essenza di clima che uno spazio geografico) ne fa un terreno dannato, un luogo di prova per l'eroe, qualcosa come un inferno superiore in cui il ciclista definirà la verità della sua salvezza: vincerà il dragone , sia con l'aiuto di un dio(gaul amico di Febo), sia per puro prometeismo, opponendo a questo dio del male un demone ancora più duro(Bobet, satana della bicicletta)". Roland Barthes
