Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi Davide » 2 apr 2009, 21:44

Ciao Lorenzo,
sono contento che qualcuno mi abbia risposto con tanta precisione e abbia drizzato le orecchie, ora so cosa vuol dire essere in un forum di sfegatati pantanisti. Appena si cerca di razionalizzare la moltitudine di amore incondizionato verso il personaggio che ha segnato la proprio vita si viene attaccati, incredibile!
Forse ho usato un linguaggio colorito che ti ha infastidito, non so..Mi scuso se qualcuno dopo di te ha pensato che ho scritto per dar lezioni a qualcuno, davo per scontato che, per esempio, quando ho parlato di "sventure", intendevo tutta l' apocalisse giudiziaria e mediatica, visto che qui si è tutti tifosi abbastanza preparati sulla vicenda. La parola "miracolo" alla luce della tua competenza, non avrebbe dovuto disinformarti.
Per quanto riguarda la prima frase, bhe, cosa dire, se si deve parlare in un forum su Pantani solamente di quanto era perfetto ed incredibile,mi sembra questo molto banale e riduttivo; ho pubblicato quello che la mia conoscenza e coscienza suggerivano senza intenti particolari o cos' altro.
Per il fatto che non poteva durare, abbiamo opinioni diverse, ovviamente avrei voluto che il sogno durasse, perchè questo è stato; se guardi però altri sport la storia si ripete e, come in questo caso, il sistema prende il sopravvento;per inciso, a me piacerebbe che il sistema cambiasse.
Per quanto riguarda il discorso della notorietà, non sarei così ottimista. Io sono toscano e dalle mie parti, verso la sua figura regna diffidenza se non cattiveria allo stato puro. Il tutto alimentato ,se mi è permesso, dalla fiction INGUARDABILE che non ha messo a fuoco niente di quello che effettivamente era Marco, va bhe, qui mi fermo...c'è chi, come noi,(giuro anche io)lo ama dal profondo e chi no. Devo tuttavia riconoscere che, se ne parli bene o male, non si può non parlarne e, dal mio punto di vista in un Italia che si sta progrssivamente disinteressando anche del calcio, non è una cosa da buttar via.
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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi Don Chisciotte » 3 apr 2009, 23:55

Non si deve parlare solo di quanto sia perfetto e incredibile ( non lo è, come non lo è nessun umano), anche se ci metteremmo parecchio tempo, parlando sempre bene di marco, per pareggiare l'immondizia che gli è stata gettata addosso.
Non capisco dove vuoi arrivare, davide.
i morti si dimenticano? Sì, accade, se ne vanno dalla nostra mente piena. ma, a volte, non accade o non accade del tutto, o scopriamo improvvisamente quanto siano presenti in noi ( Ti consiglio I morti di Joyce).
Pantani è molto ricordato, non in modo pacifico, come Coppi o altri campioni del passato, perché la sua storia continua ad avere punti oscuri.
Non è un esempio perché troppo competitivo?
Magari lo è perché cercava un senso nella vita mentre le vite di tanti si trascinano senza neanche ricercare un senso. magari lo è per qualità che aveva e che noi cogliamo mentre tu non sei capace di farlo.
La genialità sportiva, il coraggio, l'incapacità di fregarsene, la capacità di essere profondo e di non fermarsi alla superficie delle cose.
Magari ci insegna a distinguere la genialità ( sportiva) vera e la cialtroneria di tanti che parlano di genialità , lucida follia e visionarietà del tutto a sproposito.
Magari uno se ne frega degli insegnamenti e si gode l'emozione, la qualità rara di suscitare emozione negli altri.
Magari è un'occasione di esercitare il cervello e chiedersi come ha fatto a vincere, marco, nel ricordo della gente, avendo contro molti media, procure e tanti vari poteri.
E poi, dai, la fiction è stata una cag...., però che sia responsabile della cattiva fama di Marco in Toscana, dai, non esageriamo. A parte che sai quanti toscani lo amano come noi?
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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi Davide » 4 apr 2009, 13:01

Ragazzi, non volevo arrivare da nessuna parte; volevo solo far capire che sono stato male interpretato. é scontato che, chi lo ha visto e amato, di sicuro non se lo scorda e cerca di non farlo scordare....piuttosto cerca di farlo rivivere dignitosamente nelle menti diffidenti. Io stesso,ai miei amici, cui importa poco o niente di Marco, faccio una testa che non avete idea, parlo sempre di lui, fiumi di elogi!!
Sul fatto che cercasse un senso nella vita sono pienamente d' accordo e, di insegnamenti, se ce ne andiamo a cercare ne troviamo quanti ne vogliamo; il discorso che però facevo io nel mio primo intervento verteva sul fatto che, "spontaneamente", non credo avesse la volontà forte di insegnare un qualcosa (un' umile opinione). Piuttosto, come tu hai giustamente ricordato, il senso lui lo cercava in quello che faceva, nei fatti, questo , lo può cogliere chiunque.
Leggendo un po' di queste mail, ho sentito cose del tipo:"mi ha insegnato a far fatica", "..a credere in me stesso" etc......ok, questo però te lo possono insegnare tutti quelli che correvano con lui: facevano fatica, magari più di lui (solo perchè andava più forte). Opinioni rispettabilissime perchè vengono da persone le cui vicende personali ignoro ma hanno un valore ed un valore, nella figura di Pantani hanno trovato un senso. In me, tutto questo non accade, mi è sempre apparso banale, in lui vedo il motivo fatto uomo per il quale un qualsiasi individuo segue lo sport,ok mi dico...ma non è propriamente un insegnamento.
A proposito di genialità mi viene da pensare, come dici tu, che da lui in poi si sia innescato un meccanismo di ricerca al fenomeno che costantemente si risolve in un buchi nell' acqua colossali: una sorta di Mozart del ciclismo.
Per quanto riguarda il discorso della fiction è chiaro che ho generalizzato un tantino; permettimi però di dire che, per chi già aveva dubbi nei suoi riguardi, ha avuto la risposta sbagliata che cercava.
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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi Don Chisciotte » 5 apr 2009, 11:30

E’ ovvio che Pantani non avesse alcuna intenzione didattica. Non è che insegnano solo quelli che ne hanno l’intenzione ( insegnanti e famiglia).
Perché ci sia apertura verso l’insegnamento dell’altro occorre che ci sia un coinvolgimento emotivo, cioè insegna chi riesce ad appassionare, il maestro,anche bravissimo e competente, che non riesce ad appassionare annoia e costringe allo studio.
Quando si dice “Pantani mi ha insegnato che…” si sottolinea , appunto, questo, non l’intenzione di Pantani di insegnare qualcosa.
Quanto alla fiction, non ha avuto effetto alcuno. Chi di Pantani non sapeva nulla si è, magari, pure commosso, chi ne sapeva qualcosa ha subito capito che era una fiction che di Pantani non diceva nulla, né perché avesse tanto appassionato come ciclista né perché sia stato tanto ferito dalle vicende di Campiglio e dopo.
Purtroppo è vero che parlando di genialità di Pantani ( che è un fatto) si è innescato il meccanismo della ricerca della genialità illudendosi di trovarla ovunque.
Qualsiasi scemenza diventa “lucida follia”, “visione” e altre amenità.
Le parole, invece, sono importanti e vanno usate con prudenza.
Pantani era un genio del ciclismo, ma non ne rinascerà un altro.

“Tarderà molto a nascere, se nasce,

un andaluso così puro, così ricco d'avventura.

Canto la sua eleganza con parole che gemono,

e ricordo una brezza triste negli ulivi".

Garcia Lorca
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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi mazzoblu » 11 apr 2009, 0:44

"Sulle strade ci sono migliaia di tifosi che inneggiano ancora al pirata in ogni corsa, i bambini delle elementari che mai hanno visto le gesta del pirata se non in dvd o cassette, inneggiano al pirata non appena vedono un cicloamatore!!!
Definire poi semplicemente delle sventure l'accanimento mediatico e giustizialistico subito da Marco Pantani è offensivo, tendenzioso e soprattutto scorretto e disinformativo!
Altro che il tempo di una salita!! Marco vivrà per sempre nei cuori delle persone per bene, dei puri, dei bambini che riescono a captare l'estro e il talento dalle sue gesta perchè puri, che non hanno creduto e mai crederanno a tutte le calunnie vigliacche che gli sono state buttate addosso!
Marco Pantani , che vi piaccia vivrà per sempre nei nostri cuori, e a nulla potrà servire lo starnazzare anonimo e non, di oscuri personaggi collusi con quel sistema che ne ha decretato la morte.[/quote] "


ho letto tante cose belle e giuste in questa scessione del forum

anch'io sono un ciclista, una volta ero scattato a San Marino lasciando tutti dietro (poi fui ripreso) ma provai a scattare perchè mi sentivo bene.
una persona vedendomi scattare e salire così mi gridò "VAI PANTANI !! "

io sono sempre stato un passista potenza in pianura sì, ma la salita e la pendenza non sono mai state il mio forte ...
però vorrei essere anche scalatore e l'istinto di battaglia ogni tanto mi fa intraprendere azioni per difendermi e per difendermi attanccando anche in salita.
tante volte in salita penso a come attaccava il Pirata
poi succede che la costanza e la potenza hanno la meglio e quando scatto scatto !!
riesco a mettere in crisi (seppur per poco) anche gli scalatori provetti e non se l'aspettano da uno come me è quello il bello !!

grazie anche di questo Marco
tra "colleghi" ci possiam capire
Matteo Mazzini
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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi Don Chisciotte » 20 apr 2009, 16:57

Ogni tanto metto a posto l'archivio del computer e oggi ho trovato un post del vecchio forum che avevo salvato perché lo consideravo un ricordo da non perdere.
A febbraio del 2004, dopo aver letto il drammatico articolo di Bicisport che parlava chiaramente di una situazione grave, decidemmo ( finalmente senza nessuno a dirci di stare zitti perché lo danneggiavamo) di scrivere una lettera pubblica a Marco mandandola a tutti i giornali.
La versione definitiva era questa, decidemmo di aspettare il lunedì per dare modo a tutti di dire se erano d'accordo ( visto che era firmata dal forum).
La lettera era scritta da me ma prendendo anche pezzi scritti da altri forumisti che avevano partecipato.
Era una lettar di chi ancora non sapeva tante cose che si sono sapute dopo, ma era la prima volta che il forum si muoveva, rileggerla oggi mi ha molto commosso.
Chi allora c'era sa quanto significava per noi questa cosa di scrivere a marco.
Purtroppo al lunedì lui non ci arrivò:


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Non ho potuto fare il collage .Ho preferito riscriverla e ho messo un pezzo degli auguri che ha fatto babyilbi il giorno del compleanno di Pantani.
Ovviamente è una lettera con un linguaggio appassionato, credo adatto a un pubblico che può essere distratto o che non conosce le cose, l'altra sera dicevo a Pink i miei dubbi sul fatto che volevo essere anche un po' polemica anche se rispettando i giornali che ci ospiteranno.

Caro Marco,
questa è una lettera indirizzata al mondo più che a te, è una lettera d’amore per te perché il mondo lo sappia.
Tu hai scelto , da giugno, di stare isolato, di appartarti per guarire le tue ferite, la tua splendida, misteriosa fragilità ,noi rispettiamo il tuo silenzio e ci auguriamo che, quando deciderai di mischiarti di nuovo con gli altri, sarà perché hai ritrovato la serenità di un uomo che inizia una vita nuova, che ha lasciato un sentiero interrotto.
Noi siamo una parte dei tuoi tifosi, abbiamo vissuto con te le emozioni più belle che un campione possa far vivere ai suoi appassionati, quando salivi come i camosci e gli stambecchi,levitando leggero con il tuo scatto perpetuo che ispirava poeti e premi Nobel a celebrare il miracolo di un poeta geniale che vince in bicicletta.
Da cinque anni stiamo vivendo con te, invece, il dolore , la rabbia impotente, l’ingiustizia trionfante, il talento massacrato .
Ecco questa lettera, più che a te, che forse non la leggerai, è una testimonianza.
Hanno voluto , avendo tu la vera colpa di essere popolarissimo e rappresentante di uno sport poco potente e poco protetto, inchiodarti al ruolo di capro espiatorio , il meccanismo vittimario è un modo attraverso cui lo sport si difende dallo scandalo doping che lo angustia.
Hanno voluto che tu pagassi per tutti, hanno confuso i disagi dell’individuo e le colpe del sistema, abbiamo assistito impotenti a una lapidazione: e dopo la prima, la seconda, la miliardesima pietra, davvero non avevano capito che eri un ragazzo fragile e sensibile , un pezzo di cristallo rarissimo che si sarebbe frantumato?
Davvero sono tutti innocenti? Davvero la lotta al doping si fa massacrando un singolo atleta?
Noi vogliamo dirti Marco che i tuoi tifosi non hanno creduto a niente,non hanno creduto alla storia del montone nero e del gregge di pecore bianche, non hanno creduto alla storia martellante che ci hanno imposto in questi anni dei dubbi sulle tue imprese: il tuo talento immenso è assolutamente limpido, se il doping non ci fosse tu saresti sempre il più forte, non hanno creduto che fosse giusto il massacro dell'uomo in nome di una pretesa lotta al doping ( sbagliata nei modi e sacralizzata per giustificare il massacro).
Ci hai visti all’ultimo Giro: non c’è stata strada, curva, salita, discesa, via di paese che non fosse piena dell’attesa di te e dell’amore per te.
Con determinazione appassionata abbiamo spalato l’immondizia e abbiamo caro quel campione che tu sei, fragile e prezioso, assolutamente irripetibile.
Lo sai perché Marco? Perché le tue imprese hanno un contenuto di autenticità e di verità assoluto che nessuna lapidazione potrà frantumare.
Sii certo del nostro amore Marco, ti rivolgiamo un augurio di cuore per la tua vita, qualunque essa sia, qualunque decisione tu prenda, ovunque essa ti porti, e... una raccomandazione: non far sì che qualcuno, prenda il sopravvento sui tuoi desideri...
Anche se da tifosi fatichiamo tantissimo a non dirti di riprendere quella bicicletta, momentaneamente riposta nel tuo cuore, l'augurio più grande che possiamo farti in questo momento è quello di ritrovare in te stesso tutte le motivazioni che ti possano servire per continuare ad essere il grande uomo che hai dimostrato di essere fino ad oggi.
Ma c’è un augurio forse più profondo che ti facciamo, che, almeno nel tuo caso, si realizzi un senso di giustizia che è stato calpestato: che tutto sia ricordato e che a tutto venga posto riparo.
.
“Menuchim,figlio di Mendel, guarirà. Pari a lui non ce ne saranno molti......Il dolore lo farà saggio,l'amarezza mite e.......forte. I suoi occhi saranno grandi e profondi,le sue orecchie limpide e piene di risonanza.......Le sue labbra quando si apriranno annunceranno il bene. Non temere......"
Joseph Roth - Giobbe.


Grazie di esistere, Marco

I tifosi del club on line www.pantani.it / il forum
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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi mazzoblu » 27 feb 2010, 2:01

domenica scorsa son andato via con i miei compagni di squadra,
una delle ultime domeniche invernali prima che inizi la stagione delle granfondo.

ci si trova col gruppone della domenica, poi pian piano nel corso del tragitto i ciclisti vanno scremando, da 30-40 che eravamo all'inizio siam arrivati in fondo in quattro.
perchè chi un po' prima o un po' dopo fa ritorno a casa,

era una giornata non partita affatto bene,
avevo quasi 70 battiti a riposo appena alzato al mattino (e chi corre in bici sa che sono alti)
quando correvo una decina d'anni fa i miei battiti a riposo erano tra i 45 e i 50...
oggi comunque quando sto bene sono ancora quasi agli stessi livelli.

anche se ero partito stanco la voglia di pedalare e di trovarmi assieme ai miei compagni era tanta
e non potevo mancare.
partiti da Cesena siamo andati verso la valmarecchia (è buffo ma ci penso tante volte, tutte le strade che ho sempre fatto Marco prima di me le ha fatte tantissime volte)
siam andati su a San Leo, salita un po' lungotta per un amatore con le mie gambe...
i battiti erano molto alti... così son andato su regolare senza strafare (non ne avevo proprio) ed i miei compagni son arrivati prima.
seconda salita Perticara, salendo da Talamello, anche qua stessa storia.
però non ho mollato.
poi siamo scesi a Mercato Saraceno e ci troviamo nella valle del Savio.
arriviamo alla terza asperità della giornata. Montevecchio.

Avevo indosso i guantini gialli col logo del Pirata che ho preso anno scorso allo Spazio Pantani, li ho guardati per un attimo,
e ho aumentato il passo,
un mio compagno mi cheide "cosa fai?" la mia risposta è stata immediata "questa è la cima Pantani"
un altro da dietro "questa è la sua !!" senza pensarci tanto ho aumentato il passo dai primi tornanti in basso sono scattato,
son andato su non so anch'io come, ma gli altri non mi hanno più ripreso ed in cima sono stato io ad aspettali.
Vista la mia forma del giorno (e le performance delle due salite precedenti) probabilmente non se l'aspettavano, ma mi hanno fatto i complimenti.
tornato a casa avevo poco più di 120 km un giro "lungo" per come vado in bici adesso. tanta fatica ma tanta soddisfazione.

perchè ho messo questo piccolo racconto qua?
"cosa ci ha insegnato Marco Pantani"

a me ha insegnato anche a metterci anche il cuore in bicicletta e anche a non mollare quando ti senti stanco.
Se in bici ci metti il cuore, il cuore ti porta oltre la fatica, oltre la sofferenza. e puoi raggiungere dei bei risultati.

un insegnamento che non vale solo per la bicicletta ma vale anche per la vita.


Marco andava così forte in salita proprio perchè ci metteva il cuore e andava aldilà della fatica.
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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi balto » 18 mag 2010, 0:19

Era fine gennaio del 2006.
Fuori dalla finestra nevicava copiosamente, e io guardavo la neve dal letto di ospedale dove ero finito per una caduta in MTB in allenamento: frattura del femore era la diagnosi.
Guardavo fuori e pensavo a cosa poteva avere pensato Marco Pantani dal suo letto dopo l'incidente della Milano-Torino.
E pensavo che si era rialzato da quell'incidente e poi da altri ancora, fino ad arrivare a quel magico '98.
E pensavo a quella mattina di Giugno '98, io ero al mare con la famiglia e in una mattina torrida incrociammo Marco che si allenava per il Tour e commentammo quanto impegno e quanto lavoro ci volessero per essere Marco Pantani.
E il frutto di quel lavoro è stato il Galibier.....
Quello che è stato da Campiglio in poi non può cancellare l'immagine di quei due ragazzi (l'altro credo fosse il Sibo) impegnati a cuocersi al sole per inseguire il sogno di una maglia gialla.

Ecco quello che ho imparato (anch'io non riesco ad immaginarmi Pantani in cattedra, ma vedo più l'insegnamento del carisma): cadere, rialzarsi, lavorare, lottare, impegnarsi, ricominciare a cadere, rialzarsi, lavorare.....
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Re:

Messaggiodi MattVince » 23 ago 2010, 22:20

e.v. ha scritto:Mi resi conto di quanto fosse maturato e quale valore avesse per lui il rispetto della vita al Tour del 1995, il giorno della morte di Fabio Casartelli.
Quel 18 luglio non me lo scordo più. Ho davanti agli occhi una serie di immagini dolorose e suoni spezzati. Bruno Vesica di Telemontecarlo che sparava la telecamera in faccia agli italiani che arrivavano e gli dava la notizia, pronto a raccoglierne le lacrime. Gianni Savio con un microfono sotto il naso a raccontare di Fabio, che aveva avuto per un anno appena la stagione precedente. Virenque sul palco che saltava. Poi la serata intera fuori dall'obitorio ad aspettare il buio. Le telecamere di France 2 entrate di nascosto. E alla fine il volto di Fabio, un caro amico di 25 anni, una moglie e un bimbo di tre mesi, che non sarebbe mai più tornato a casa.
I corridori ebbero reazioni diverse e addolorate, i più preferirono non dire una parola. Indurain disse due frasi di circostanza e all'obitorio mandò Echavarri e Unzue.
Marco invece non si tirò indietro. Ebbe le palle di attaccare il Tour de France e le sue majorette. Fu l'unico a prendere posizione in difesa della dignità di quel ragazzo che vedeva spesso dalle sue parti, ma che certo non era uno dei suoi migliori amici. Eppure fu duro, fermo, retto. Poi non ne parlò più, ma il giorno dopo la tappa di Limoges andò da Armstrong e gli strinse a mano per quella vittoria con le dita al cielo.
Era un Marco di 25 anni e non aveva paura di esporsi. L'avesse avuta nel 1999, quella paura, magari non gli sarebbe successo nulla. L'avesse avuta, non sarebbe mai stato il Pirata.
...



A proposito del legame di Pantani con Casartelli (non sapevo dove fare questa richiesta, mi attacco qua sperando di non andare troppo OT), ho notato che praticamente mai si fa accenno alle parole della Signora Casartelli, Annalisa, che disse al Tour durante l'estate 2004, non vorrei però sbagliare anno o confondere.
Una cosa non la confondo, praticamente quelle parole sono quasi state ignorate dai più, media e mezzi di comunicazione vari, però per diverso tempo su internet si trovano articoli relativi a quelle sue dichiarazioni, ora cercando, nemmeno google da più risultati.

In sintesi durante il Tour 2004 fecerò una domanda alla signora Annalisa, mi pare, chidendole se la maglia Gialla del Tour che indossava il piccolo Marco fosse stato un regalo di Armstrong...
Lei affermò che quella non era la maglia gialla del Tour, quella era la maglia Gialla di Pantani (mi pare disse del fan club Magico Pantani, ma nn sono sicuro), disse che suo figlio era tifosissimo di Marco e la indossava in suo ricordo, poi li ha anche svelato che in tutti quegli anni, Marco non era rimasto vicino alla famiglia solo a parole, ma finchè è rimasto in vita ha sempre aiutato anche econimicamente la famiglia Casartelli, come aveva promesso poco dopo la tragedia; tutto questo senza mai farsi pubblicità o senza il bisogno di andare a sbandierare queste cose ai quattro venti.

Queste in sintesi le parole di Annalisa, vedova Casartelli.

Io trovo sia un enorme segno di come fosse Marco, di come non fosse ruffiano, di come era vero, dello spessore della persona... E visto che lui non si è fatto pubblicità quando era in vita e quando molti lo hanno accusato di tutti i colori, non bisogna tirare fuori tanti episodi per fare un santino su di lui, però in giro si vedono tanti servizi di lodi e ammirazione per lo sportivo o vip di turno che semplicemente va ospite a una trasmissione o regala una sua maglia...
Questo gesto di Marco, silenzioso, ma concreto e duratuto negli anni, trovo sia qualcosa di bello, che ricordi come lui fosse come persona.

Qualcuno sa dove trovare quei passi dell'intervista? Ricordo che pure Cassani, sia in un servizio, sia in cronaca al Tour aveva fatto accenno alla cosa.

Singolare che questo episodio non è stato mai ricordato da nessuno, in nessun libro e poco riportato... Trovo veramrente sia una cosa che faccia luce su alcune parti della personalità di Marco.

Non ho idea di cosa ho scritto nelle ultime 15 righe, il forum deve essere contro i post lunghi... :D
Ma solo io trovo sto fastioso effetto quando i post si allungano?! :x
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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi Don Chisciotte » 24 ago 2010, 9:47

MattVince, dici una cosa giustissima, si capisce che stavi anche nei forum precedenti di Pantani ( ma ti chiamavi così? Perché io non mi ricordo).
Annalisa Casartelli raccontò questa cosa, appunto, nel forum di Pantani, iscrivendosi e lasciando quel post.
Al Tour si era commemorato Casartelli e si vide quel bambino con la maglia del Club Magico Pantani, ma immagini rapide,la giornalista ( la De Stefano) che faceva il servizio , non ne fece cenno.
Così Tex aprì un thread chiedendo se avevamo notato questa maglia, se davvero il figlio di Casrtelli indossava la maglia di Marco.
Rispose la stessa Annalisa Casartelli, confermando che il bambino indossava proprio quella maglia , scrisse che aveva portato Pantani al Tour, alla faccia degli organizzatori.
Raccontò dell'aiuto che Marco le diede per anni ponendo come unica necessità quella che lei non lo dicesse a nessuno.
Era un post davvero molto bello, ripreso anche da qualche giornale.
Tanto che telefonai a chi gestiva allora, nel 2005, la Fondazione per segnalare quel post ( temevo che non lo notassero) che richiedeva un ringraziamento, infatti ringraziarono e chiesero anche ad Annalisa se si poteva organizzare qualcosa tra le due Fondazioni. Non credo se ne fece qualcosa, troppo diverse, forse, le gestioni.
Non lo trovi più quel racconto perché tutti i forum di Pantani sono spariti, cancellati, con uno sfregio alla memoria e alla storia.
Quei forum non furono solo il teatro di risse e insulti, ci sono stati momenti e interventi davvero importanti e cancellare la memoria è, semplicemente, un delitto.
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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi Pier70 » 8 set 2010, 3:53

dopo aver passato un'oretta di questa notte a leggere post vi saluto, stanco ma contento di aver ritrovato vecchi amici e un forum tutto nuovo, pacato, dove si prova a far emergere concetti profondi, dove si mischiano vecchi ricordi e nuovi obiettivi (non voglio nemmeno sapere quali, Vicennati se li poneva un anno fa e tutto di questi tempi è così esasperatamente dinamico...inoltre in uno spazio dedicato al Panta mi sembra quasi doveroso improvvisare e navigare a vista).
E' un forum dove magari capita di vedere 6 mesi di silenzio tra un post e l'altro...poca gente? chi se ne frega? personalmente la penso come nanni moretti il quale in "caro diario" esprimeva tutta la sua passione per le minoranze. Per la cronaca, il film è del 1994: andava citato solo per questo.

A me Marco ha insegnato che l'uomo può vincere il proprio destino, anche quando si accanisce contro di noi: la forza di volontà può vincere il destino, per cui nella vita vale la pena combatterlo, sempre.
allo stesso tempo, mi ha insegnato che piu uno è forte e piu è a rischio: a rischio che un bel giorno quella enorme forza venga rivolta contro se stesso.

a presto risentirci, mi cala comprensibilmente la palpebra....
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(Euge' non dar retta a Donchi, non fare attenz all'arma, puliscila mentre è carica e senza sicura)
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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi Don Chisciotte » 8 set 2010, 12:05

Caro Pier, sono contentissima che tu sia tornato ,in nome, come mi hai detto ieri sera, di quel legame profondo e quasi fraterno che si è creato in questi anni, almeno per alcuni di noi, anche fra assenze, silenzi e qualche lite.
Spero che tu possa trovare il tempo di intervenire e di arricchire come sai questo posto ( nel quale avevo messo un tuo vecchio pezzo bellisssimo su come ti nacque la passione per Pantani, sta proprio in questo thread in prima o seconda pagina), come dici giustamente, nuovo, pacato e profondo ( anche quando si litiga) che, grazie a Vicennati, si sta cercando di creare.
Ovviamete d'accordo con la frase di Moretti che si sentiva in minoranza sempre e lo sarebbe stato anche se avessero vinto i suoi, solo che non credo che chi cerca Pantani, ancora, nella sua vita, per ricordarlo, perché venga fuori la vera storia di quanto è accaduto o anche solo perché, un giorno, scopre di annoiarsi a guardare una tappa del Tour e si chiede perché, sia una minoranza
E' purtroppo, una minoranza piccola quella che scrive nel forum per le tante traversie che il forum ha attraversato prima di questa gestione finalmente intelligente anche nella moderazione, se si toglie alla gente la voglia di scrivere, di perdere anche un po' di tempo per dire qualcosa , se si toglie alla gente il senso di farlo, come è avvenuto in passato, poi è difficile farla ritornare. Un forum non è facebook dove uno scrive che c'è il sole o un'altra frasetta così e ha esaurito l'impegno, un forum implica di perdere un po' più tempo e di avere l'urgenza di dire qualcosa ( anche una scemenza, mica sempre cose intelligenti) e di avere voglia di dirla in pubblico, implica che si crei una specie di comunità in cui anche lo scherzo si capisce.
Un forum è davvero una piazza e bisogna trovare la voglia e il senso di stare in piazza ( chi in un capannello, chi seduto al bar, chi da solo che osserva, all'interno di certe abitudini condivise).
Questo è stato distrutto e questo va ricostruito ( a parte la stanchezza che si vede anche in altri forum di parlare di uno sport troppo bersagliato come il ciclismo, dove il pensarla diversamente sull'argomento di cui solo il ciclismo parla da anni in continuazione ha demolto la voglia di parlare). E non è facile.
Conta anche quanti anni sono passati in cui nel forum c'era una grande voglia di verità, di giustizia e da parte di chi circondava Marco ( ovviamente non parlo della famiglia ) c'era silenzio, c'era " chetare, sopire", " lo danneggiate", " stiamo lavorando, fateci lavorare.
Allora la gente dice: va beh, se un giorno arriverà la verità non sarà per merito di questi e ,come diceva il vecchio Tex, le battaglie si fanno e serve un esercito ma alla testa serve un generale che guidi tutto e sappia orientarsi e decidere nella battaglia e abbia voglia di combatterla e di motivare l'esercito. Altrimenti l'esercito prima litiga e si vedono le risse fra soldati, poi ognuno scappa e torna a casa.
Io credo che, se come si è sentito durante la telecronaca di una tappa al Tour, come si sente nell'aria, finalmente si riuscirà a dire qualcosa di ulteriore e in direzione della verità su qualcuna delle vicende di Marco, sarà una grande spinta, un'immensa spinta anche per tanti tifosi solitari e dispersi e come diceva Guccini nella canzone sulle cinque anatre che volano a sud , in un viaggio periglioso, per salvarsi dall'inverno, " forse, una soltanto vedremo arrivare, ma quel suo volo certo vuole dire che bisognava volare".

Benvenuto, Pier.
Verità e giustizia per Marco Pantani: una battaglia di civiltà.

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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi luke65 » 9 set 2010, 15:20

Grandissimo Pier, bentornato!! E' davvero con gioia che leggo il tuo post, non ricordo neppure da quanto tempo non capitava. Non importa, il bello è ritrovarsi, proprio in questo forum, dove non conta la frequenza degli interventi, ma è la qualità degli stessi ad emergere: è vero, non importa in quanti siamo e ogni quanto si scrive, importa cosa si scrive. Il tuo ritorno è la più bella notizia di questi ultimi tempi, per me.
A presto, bentornato ancora!!!!
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L'opzione antifascista resistenziale è l'unica via maestra. Ovunque.

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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi mazzoblu » 10 set 2010, 10:41

gli ultimi post li ho trovati molto belli.

anch'io so che Marco quando faceva beneficenza o aiutava qualcuno lo faceva in silenzio.

ha sempre pensato al suo amico Fabio Casartelli e alla sua famiglia
e poi so che ha fatto anche altre cose.

e quanto scritto negli ultimi post è prova di tutto questo.


su queste cose Marco non si voleva fare pubblicità
ed è un pensiero che condivido anch'io.
perchè non devi fare queste cose anche per farti vedere bello dagli altri


grande Marco !
Matteo Mazzini
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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi Pier70 » 16 set 2010, 1:22

Luke!!!
era davvero tanto tempo che non ci sentivamo, scommetto che ti arrampichi ancora sui colli berici con la tua wilier!! (non sono sicuro di ricordare bene, forse non avevi una wilier...boh? vecchiaia di m...)
E Lorenzo? si allena ancora pure lui? Ricordo che andava ultraforte.

mi invece....non go nianca piu gli oci par piagnere....mi zugava a calcetto do volte a settimana
ma ora mi son bloccà de schina..... che dutur de merda!
:P
ciao super Luke
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(Euge' non dar retta a Donchi, non fare attenz all'arma, puliscila mentre è carica e senza sicura)
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