Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

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Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani?

Messaggiodi e.v. » 5 mar 2009, 11:01

Le voci girano e la riapertura di un forum che parli e parli bene di Pantani fa discutere e drizzare capelli sulle teste di chi, come scrivo nella stanza accanto, non riesce a farsi una ragione del perché e del percome quell'omino possa far sognare così tanto. Anche oggi, dieci anni dopo l'inizio della sua dannazione, a cinque dalla sua morte.
Quando mi fu proposto di dare una mano compatibilmente con i miei impegni e nel rispetto della dignità del mio mestiere, dissi subito che non avrei accettato mai di scendere nei litigi spesso strumentali e a tratti volgari che avevano portato alla chiusura del forum precedente.
Sottolineai invece che a mio avviso il bello di uno Spazio Pantani virtuale come questo fosse costruire e ricostruire il bello che Marco in un modo o nell'altro ha portato e ancora porta nel nostro vivere.
So che qualche detrattore, un torquemada di turno, uno scettico o comunque un invidioso adesso storcerà il naso di fronte alla mia ingenuità e magari ci vedrà dentro un carico di malafede, ma ciò che Marco ha insegnato al sottoscritto con il suo esempio è la fede nei miei mezzi, la tenacia, il coraggio di affrontare chiunque guardandolo negli occhi, la sfrontatezza (basata sulla preparazione) di non temere alcun confronto.
Quando una volta gli chiesi cosa pensasse delle imminenti sfide contro Indurain, il Panta rispose: "«In salita lo stacco, ma se non ce la faccio cosa può succedermi al massimo? Che mi stacca lui? Poco male, il giorno dopo lo attacco ancora..."».
E allora, mentre in altre stanze di questo bellissimo loft con vista sulle Dolomiti si discute di cinema e d'altro, ecco una bella provocazione per chi va in sofferenza a sentire il bene su Marco: ditemi un po', qual è nella vostra vita quotidiana il messaggio del Panta da cui riuscite a trarre stimoli speciali?
Enzo Vicennati
e.v.
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Re: Un dispetto agli invidiosi: cosa ci ha insegnato Pantani

Messaggiodi Enza » 5 mar 2009, 11:21

e.v. ha scritto:Le voci girano e la riapertura di un forum che parli e parli bene di Pantani fa discutere e drizzare capelli sulle teste di chi, come scrivo nella stanza accanto, non riesce a farsi una ragione del perché e del percome quell'omino possa far sognare così tanto. Anche oggi, dieci anni dopo l'inizio della sua dannazione, a cinque dalla sua morte.
Quando mi fu proposto di dare una mano compatibilmente con i miei impegni e nel rispetto della dignità del mio mestiere, dissi subito che non avrei accettato mai di scendere nei litigi spesso strumentali e a tratti volgari che avevano portato alla chiusura del forum precedente.
Sottolineai invece che a mio avviso il bello di uno Spazio Pantani virtuale come questo fosse costruire e ricostruire il bello che Marco in un modo o nell'altro ha portato e ancora porta nel nostro vivere.
So che qualche detrattore, un torquemada di turno, uno scettico o comunque un invidioso adesso storcerà il naso di fronte alla mia ingenuità e magari ci vedrà dentro un carico di malafede, ma ciò che Marco ha insegnato al sottoscritto con il suo esempio è la fede nei miei mezzi, la tenacia, il coraggio di affrontare chiunque guardandolo negli occhi, la sfrontatezza (basata sulla preparazione) di non temere alcun confronto.
Quando una volta gli chiesi cosa pensasse delle imminenti sfide contro Indurain, il Panta rispose: "«In salita lo stacco, ma se non ce la faccio cosa può succedermi al massimo? Che mi stacca lui? Poco male, il giorno dopo lo attacco ancora..."».
E allora, mentre in altre stanze di questo bellissimo loft con vista sulle Dolomiti si discute di cinema e d'altro, ecco una bella provocazione per chi va in sofferenza a sentire il bene su Marco: ditemi un po', qual è nella vostra vita quotidiana il messaggio del Panta da cui riuscite a trarre stimoli speciali?




Parafrasando Marco: "sono stata anch'io una pessima bambina,
un pò impulsiva...non ho ancora una legge, se non quella del sogno
..."
Ecco...lui questo mi ha insegnato...a non smettere di credere,
anche quando tutto intorno c'è il silenzio assoluto,
il deserto vero, quello dell'aridità dell'anima.
Mi ha insegnato che in salita non bisogna mollare...

"La salita è dove si soffre di più e per staccare chi va forte
devo aumentare la mia sofferEnza...
Non è una cosa facile da capire.
."
(da La fiamma rossa di Gianni Mura)
Enza Iadevaia
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La voglia di fare fatica!!!

Messaggiodi Thomas » 5 mar 2009, 13:11

Una delle interviste più belle e significative di Marco (anche se devo dire che sono tutte belle e significative perchè Marco non era mai banale) è stata quella rilasciata ad Alessandra De Stefano dopo la vittoria di Courchevel al Tour del 2000.
In quella intervista Marco ha detto delle parole che ogni giorno mi risuonano nella testa e che descrivono, a mio avviso, tutta la sua grandezza.
Parole semplici ma profonde, che sono: "Non ho la condizione sperata, sopperisco con la determinazione, non ho ceduto allo sconforto anche se all'inizio della salita non avevo il giusto colpo di pedale: e dopo una grande sofferenza ho ritrovato smalto e voglia di far fatica"

La voglia di fare fatica!


Ecco questo è un grande insegnamento che Marco mi ha dato e che porterò sempre con me! Per vincere bisogna sì allenarsi, lottare e soffrire, ma soprattutto bisogna aver voglia di farlo!

Grazie Marco...
Thomas Casali
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Messaggiodi nemo » 5 mar 2009, 13:19

Ci sono due frasi di Marco che mi accompagnano sempre...
la prima è quella famosa, stra-citata, stra-usata...la sua risposta alla domanda "perchè vai così forte in salita?"
Per abbreviare la mia agonia
Ecco, ogni qual volta mi trovo a dover affrontare uno sforzo, qualcosa di vigorosamente impegnativo, che sia a livello fisico che mentale, è questa la mia linea di condotta. Affrontare l'impegno al masimo dello sforzo e delle energie, per far sì da terminarlo prima.
La seconda frase è meno "edificante" e poco orgogliosa, dal punto di vista personale...è quella che disse la mattina di Campiglio.
Mi sono rialzato tante volte, ma questa volta...
Christian Imparato
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Messaggiodi Don Chisciotte » 5 mar 2009, 13:24

Proprio ieri sera parlavo ( virtualmente) con un amico che non la pensa proprio come me, anzi, il contrario, un po' torquemada come dice Vicennati.
E proprio questo gli dicevo: invece di continuare a parlare di doping bisogna chiedersi come ha fatto a vincere lui, nell'amore e nella considerazione della gente.
Adesso non ho tempo di scrivere molto, ma , secondo me, la parola chiave ( o una parola chiave) è carisma.
Quando un amico che non sa nulla di ciclismo ha letto l'intervista che ho fatto a Vicennati, m'ha detto: per qualsiasi altro atleta avrei detto: ma non vi sembra di esagerare? Invece per pantani, vederlo in salita e restare folgorati òer sempre era tutt'uno.
L'unica tappa che lui ha visto è stata quella di Courchevel e da allora dice: il filosofico scatto.
Ecco, il carisma c'entra parecchio secondo me.
Verità e giustizia per Marco Pantani: una battaglia di civiltà.

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Messaggiodi mazzoblu » 5 mar 2009, 15:37

Il fatto che questo forum possa fare discutere qualcuno non mi interessa.
che discutano pure ma che intanto leggano.
forse leggendo potranno trarre colcusioni diverse,
e comunque prima di offenderlo ancora impareranno a rispettarlo.

Io non dico che a tutti debbano per forza tifare Pantani, ma anche chi non tifa per lui e soprattutto chi ne parla ancora in malo modo vorrei che potesse capire e potsse dire come ho sentito già da qualcuno "era un campione comunque, e gli hanno rotto troppo le scatole"

per cosa mi ha insegnato Pantani... quello che era il suo modo di allenarsi nelle strade di casa coi "vecchi metodi" la bicicletta preferiva sentirla, non era schiavo del cardiofrequenzimetro e del contapedalate ...

una bella frase di Marco che ricordo volentieri: "Il Carpegna mi basta"
Matteo Mazzini
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Messaggiodi TEX » 5 mar 2009, 16:35

Il Panta ci ha insegnato a metterci sempre la faccia, in prima persona.
L'esporsi personalmente per "il gruppo" , per chi si considera più debole, come quando si trattava di esporsi per la tutela dei ciclisti al Giro '99.
Il senso di appartenenza, dimostrato a più riprese rimanendo sempre nella stessa squadra nonostante allettanti offerte.
La scalata di Monte Campione (c'ero, certo che c'ero, praticamente non sono mai sceso da quella montagna) è la fotografia di questo modo di essere.
Faccia al vento e carte in tavola!
Dal primo chilometro.
TEX
 
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Messaggiodi TEX » 5 mar 2009, 17:26

Mi sa che per far capire cosa ha rappresentato per me il pirata, faccio prima a mettere il racconto di quando andavo sulle montagne a vederlo.
Si capisce cos'era il Panta per il popolo del ciclismo, quando vinceva e quando perdeva.

MORTIROLO 1994
Si parte il sabato mattina, due macchine, le tende da campeggio.
Il Mortirolo è già uno stadio, e la tappa è domani.
Troviamo il posto e ci accampiamo.
Davanti alla televisione guardiamo la tappa che arriva a Merano, vince un giovane romagnolo, tale Marco Pantani, della Carrera di Chiappucci.
La sera scendiamo qualche chilometro per scrivere incitamenti sull'asfalto.
A due-tre chilometri dalla vetta vedo uno striscione: CLUB MAGICO PANTANI
Chiedo agli amici, ma questo ha già un club? Magari credono che anche domani!., in ogni caso, io domani pomeriggio scendo qua e guardo la tappa con loro, hanno la TV e sono simpatici.
La domenica il Mortirolo è stracolmo, come promesso scendo al Club Pantani e!! la corsa sta già arrivando, arrivano!
Davanti c'è proprio lui, agile e potente, passa e!.. ALE' MARCO (di Pirata non si parla ancora).
Ma allora "€˜sti romagnoli avevano ragione: come lui in salita non va nessuno!
Dopo di lui i grandi del momento, da Berzin a Indurain e Chiappucci fino ad un Bugno distrutto dalla fatica.
Ma lo hai visto? Mi dice un amico, andava il doppio degli altri.
La Tv dice che all'Aprica è arrivato da solo.
La favola iniziava e io nemmeno lo sapevo.

MONTECAMPIONE 1998
E' giovedì mattina, lo ricordo come fosse ieri.
Carichiamo tre mountain bike (più versatili delle corsaiole) in macchina e via fino ai piedi del Montecampione.
La salita è dura, ma la facciamo di conserva.
Solita caccia della TV, la troviamo.
Zulle è già sparito sul Crocedomini, attaccano la salita finale.
In un attimo sono già in due: IL PANTA e Pavel Tonkov
Sono ridisceso a cinque chilometri dalla vetta, passano!
Il Panta scatta e l'altro non molla, li rincorro come un matto e!.. DAI MARCO CHE E' COTTO.
In un attimo spariscono.
E noi, giù in bici come dei pazzi: due chilometri sotto c'è un bar!..
Davanti alla televisione c'è una piccola folla, il Pirata scatta e Tonkov non molla un metro, una, due e!.. il Pirata scatta e il valoroso Pavel cede.
Viene giù il bar!
La montagna rimbomba.
Marco ha vinto.
Si diceva tornando: questo se non è sfigato vince anche il tour!

CANAZEI 2000
Prendiamo l'albergo a Canazei, stavolta con mogli e fidanzate, gli anni passano per tutti!..
Il Panta fa il giro senza preparazione, passerà molto staccato, lo sappiano, MA QUA TUTTI ASPETTANO LUI!
Ci mettiamo poco dopo l'inizio del Sella-Pordoi, passano i primi!.
E poi passa anche un quarto d'ora!!
Un boato scuote la montagna, le donne chiedono: cosa succede? E noi ridiamo!..
Comincia lo spettacolo.
Ma dai cosa c'è?
ARRIVA IL PANTA.
Passa LUI ed è come se la corsa non esistesse, è in mezzo ai compagni e ad altri!.. i primi sono volati via, ma!..
QUA TUTTI ASPETTAVANO LUI!!!

PORDOI 2001
Solito albergo a Canazei.
Solita compagnia allargata.
La corsa passa due volte sul Pordoi, una goduria.
Dicono che il Panta è in forma!! ha solo un minuto in classifica dai primi e poi!.. non ha mai sbagliato una corsa a tappe, il ricordo si Courchevel è ancora vivo.
La notizia della prima esclusione dal Tour è già arrivata!!
E noi appendiamo il nostro striscione su di un tornante: "€œPANTANI CAMPIONE-LEBLANC C****ONE"€
La gente annuisce e ci applaude, stanno già arrivando!..
Passa un gruppo di circa 30 corridori, il Panta è in fondo, si vede che non è lui, ormai lo conosco bene.
Aspettiamo il secondo passaggio, quello decisivo e intanto si sprecano i commenti.
Non va avanti e via dicendo.
La TV è impietosa: il Pirata ha mollato, la testa della corsa se ne va!!
Arrivano la seconda volta.
Passano Perez Cuapio e Simoni, butto li un "€œforza Perez"€ tanto per far capire da che parte sono.
Passano 4 minuti e arriva il gruppetto del Pirata.
IL SOLITO BOATO, MA PIU' TRISTE DEL SOLITO.
Il Pirata è agganciato con i denti, lo stacca anche il suo gruppetto!.. De Paoli della Mercatone non se ne accorge e allora ci penso io, lo rincorro e: "€œMercatone dove c***o vai? Si è staccato!"€ quasi muoio senza fiato ma almeno il gregario se ne accorge e rallenta.
Scendiamo delusi.
Era l'inizio della fine, ci facevamo coraggio a vicenda parlando di una giornata storta!!
TEX
 
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Messaggiodi Don Chisciotte » 5 mar 2009, 18:26

Dai bellissimi racconti di tex si capisce, oltre all'emozione che rinasce anche per chi, come me ,viveva la sua passione davanti al televisore, sulla poltrona, scivolando dal bordo a per terra man mano che la corsa andava avanti, si capisce una cosa.
Da Monte Campione a Pordoi 2001 era successo Tutto il male.
Da alcuni giornali e giornalisti che lo mettevano alla gogna, alle procure, al tour che non lo invitava, al dopato d'Italia, al campione fu virgolette.
Era successo tutto ( o quasi, mancava ancora qualcosa) eppure la montagna rimbombava di lui.
Questo è il nodo centrale.
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Messaggiodi Don Chisciotte » 5 mar 2009, 21:25

Ripensavo a quanto dice Vicennati su coloro ai quali un thread come questo può dare fastidio. Persone del forum o fuori dal forum.
Comincio a covincermi dia fastidio l'umanizzazione del personaggio.
Il fatto che piangesse, che soffrisse come un cane per la merda che in tanti gli tiravano addosso, in realtà, un po', mette a disagio.
Si va in difficoltà tutte le volte che si parla di Marco e non di Pantani.
Per me, per noi Marco è ancora vivo,alcuni lo lo hanno sepolto e si sono dati spiegazioni che li sono bastate o che si sono fatte bastare.
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Messaggiodi e.v. » 5 mar 2009, 23:37

C'è un motivo cara Donchi se l'umanizzazione di Marco provoca in alcuni sgomento e in altri imbarazo, ma non starò a tirarlo fuori adesso, perché ne sto acquisendo consapevolezza io stesso da poco.
Il post di Tex mi ha confermato i grandi ricordi che avevo dei suoi scritti e mi ha ricordato emozioni forti, anche se purtroppo, a leggerlo oggi, è stato più lo sgomento per le volte in cui lo vedemmo passare rassegnato e sconfitto, dell'entusiasmo di quelle lontane prime volte.
Eppure, anche nel vederlo portare avanti il suo dolore, quel ragazzo aveva qualcosa di antico e di estremamente dignitoso. Mi chiedo cosa provasse chi lo attaccava ogni giorno a vederlo portare la sua croce, mi chiedevo quanto dolore avesse dentro. Forse per questo trovarlo sorridente al Giro del 2003 fu come illudersi per pochi giorni che il ragazzo fosse riuscito a staccare tutti anche sul Calvario. E forse per questo saperlo morto fu devastante.
Credevo di aver imparato che arrivati in fondo alla sofferenza, poi ci si potesse rialzare. Invece Marco mi aveva appena insegnato che non si deve mai abbassare la guardia. Per questo provo un sottile piacere a farli incazzare, a conservare la memoria.
Ci sono stati gesti la cui somma ha portato alla tragedia. Ciascuno di noi conosce la verità. Ciascuno di noi deve farci i conti...
Enzo Vicennati
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Messaggiodi Don Chisciotte » 6 mar 2009, 2:22

Sì, ognuno di noi sa la verità, anche se non ha prove ( cioè, non ha prove di Campiglio ma della gogna e della persecuzione le prove ci sono tutte, come dell'inadeguatezza di alcune persone).
E non è sufficiente il carisma, come ho fatto stamattina, a spiegare Marco.
E' vero, lui è stato un esempio di dignità nel dolore, per questo è ancora più grave che certa gente non si sia fermata nel metterlo alla gogna quando era chiaro a tutti quanto soffrisse.
Non essersi fermati è la cosa che io non posso perdonare.
E poi marco mi ha insegnato a vedere il limite di ognuno di noi.
Lui era una persona che ha superato infortuni, difficoltà, era uno che andava oltre la soglia, tirando fuori l'ultimissima goccia di energia per staccare Tonkov o urlare sull'Alpe d'Huez..
ma a Campiglio, subito, ha visto il limite, con lucidità straordinaria. Su quelle scale dell'albergo ha detto subito: non mi rialzo da questo.
E così è stato ( a parte i dubbi sulla morte, di fatto non si è rialzato).
Mi ha insegnato a rispettare il limite degli altri e a riconoscere il mio.
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Messaggiodi Francesco » 6 mar 2009, 14:46

Sono tante le emozioni che porto dentro e tanti gli insegnamenti che la vita di Marco può avermi dato e continua a darmi, ad ogni salita, che sia in bici o della vita basta pensare a lui per ritrovare la grinta nell'affrontarla ma più di ogni altra cosa una frase ho sempre in mente soprattutto quando non la si finisce di parlarne male, di additarlo...mi verrebbe solo voglia di rispondere con una sua frase......Ma andate a vedere cos'è un ciclista.....a volte la gente parla solo perchè non ha altro da fare!!!
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Messaggiodi Roby » 6 mar 2009, 21:29

Sapete cosa mi ha insegnato, Marco? di crederci sempre, in quello che fai, e non mollare mai!
E sapete, cosa mi ha fatto capire, la sua vicenda?
Di non fidarsi di ciò che vogliono farti credere, che, quello che tu, nella vita, fai, e crei, è l'unica certezza.
Marco mi ha fatto capire che essere sanguigno, coriaceo, e quando riesci a creare una grande opera, non ottieni solo successo e stima, ma anche invidie.
A me Marco, mi ha insegnato che, anche negli sport, esistono i TALENTI. lui, lo era.
Mi ha insegnato ad avere fiducia nelle persone in cui credo, e a DIFFIDARE, SEMPRE E COMUNQUE, dagli ipocriti e dai voltafaccia.

Mi ha insegnato, in particolar modo, che, se credi veramente, raggiungi qualsiasi risultato, e puoi scalare qualsiasi montagna, arrivando sempre come il numero uno, e lasciando dietro di te una scia di emozioni.

E Di questo, in particolare, gli sarò sempre grato.
Roby
 
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Messaggiodi e.v. » 7 mar 2009, 0:05

Mi resi conto di quanto fosse maturato e quale valore avesse per lui il rispetto della vita al Tour del 1995, il giorno della morte di Fabio Casartelli.
Quel 18 luglio non me lo scordo più. Ho davanti agli occhi una serie di immagini dolorose e suoni spezzati. Bruno Vesica di Telemontecarlo che sparava la telecamera in faccia agli italiani che arrivavano e gli dava la notizia, pronto a raccoglierne le lacrime. Gianni Savio con un microfono sotto il naso a raccontare di Fabio, che aveva avuto per un anno appena la stagione precedente. Virenque sul palco che saltava. Poi la serata intera fuori dall'obitorio ad aspettare il buio. Le telecamere di France 2 entrate di nascosto. E alla fine il volto di Fabio, un caro amico di 25 anni, una moglie e un bimbo di tre mesi, che non sarebbe mai più tornato a casa.
I corridori ebbero reazioni diverse e addolorate, i più preferirono non dire una parola. Indurain disse due frasi di circostanza e all'obitorio mandò Echavarri e Unzue.
Marco invece non si tirò indietro. Ebbe le palle di attaccare il Tour de France e le sue majorette. Fu l'unico a prendere posizione in difesa della dignità di quel ragazzo che vedeva spesso dalle sue parti, ma che certo non era uno dei suoi migliori amici. Eppure fu duro, fermo, retto. Poi non ne parlò più, ma il giorno dopo la tappa di Limoges andò da Armstrong e gli strinse a mano per quella vittoria con le dita al cielo.
Era un Marco di 25 anni e non aveva paura di esporsi. L'avesse avuta nel 1999, quella paura, magari non gli sarebbe successo nulla. L'avesse avuta, non sarebbe mai stato il Pirata.
Forse per questo mi rifiuto di arretrare ogni volta che qualcuno gli manca di rispetto. Forse per questo scatto quando sento che si può fare qualcosa per onorare l'uomo che è stato. Certo per questo, di fronte a una palese mancanza di riguardo o un'ingiustizia, ho smesso da tempo di chiedermi se sia o no il caso di alzarsi in piedi...
Enzo Vicennati
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